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PESCALI ristorante

ISTALLAZIONE PERMANENTE DELL’ARTISTA ANGELO TOTO

Rielaborazione in chiave Picassiana delle immagini marine calate nella realtà della ristorazione dove prevale il buon gusto e lo stare bene insieme .Ristorante Pescali – Bovisio Masciago dicembre 2018

rielaborazione della guernica – Angelo Toto

Feudo del Biviere

ISTALLAZIONE PERMANENTE

DELL’ARTISTA ANGELO TOTO

“Ricerca dell’identità”

un luogo dove ognuno di noi può ritrovare il proprio Kairos (opportunità, occasione, momento in cui qualcosa di speciale accade) per meditare su tutto, ma soprattutto riflettere su se stesso.
In questa istallazione l’artista angelo toto presenta un assaggio della sua ricerca che diventa anche sperimentazione degli ultimi 5 anni dal 2013 ad oggi. Un viaggio introspettivo che ci porta attraverso lo studio del volto umano esaminando l’aspetto psicologico del personaggio ed anche la ricerca di nuovi materiali che creano delle opere quasi vive che vogliono prendere vita propria. etcc

Ingresso soggiorno-

Descrizione: 

“not”

I volti, quelli puri ed innocenti dei bambini, per dire “no” a qualsiasi forma di razzismo umano, sociale e culturale. Volti che esprimono concetti e parole, sorrisi e pensieri, abbracci e tenerezza, per dire di “no” a quel razzismo quotidiano con cui siamo ormai soliti convivere, anche sui social network.

ancora una volta sono i più piccoli ad insegnarci il senso della vita. E’ il loro modo di pensare, libero da preconcetti, da dietrologie, libero dalla paura del diverso, anzi desideroso di conoscerlo, curioso all’inverosimile, a farci rendere conto di quanto siano ristretti i confini mentali degli adulti, irrigiditi dal terrore di chi non si conosce, uno “straniero” che viene respinto o emarginato, non accettato e, infine, non voluto.


holl ingresso-

Descrizione:

“gente di strada”

6 elementi che dipingono noi stessi(in uno c’è l’autoritratto dell’artista) di come ognuno di noi rappresenti tutti e nessuno siamo tutti gente di strada che ogni tanto smarriamo la via di casa, fino a quando non ritroviamo noi stessi oppure ci perdiamo completamente.

Camera n°1

Descrizione:

“homless gente di strada”

tre elementi pittorici di gente comune alla ricerca di se stessi nel mondo

Camera n°2

Descrizione:

“Vincenzo Licata”

3 elementi che rappresentano Vincenzo Licata, uno dei maggiori poeti dialettali siciliani di tutti i tempi, nacque il 21 giugno 1906 a Sciacca, dove morì il 26 gennaio 1996. qui l’artista vuole cogliere l’aspetto psicologico e poetico del personaggio attraverso studi cromatici.

Camera n°3

Descrizione:

“Creazione”

Creazione  e sperimentazione .Qui l’artista vuole far riflettere su tre cose il primo rendere omaggio a Michelangelo Buonarroti ed alle sue grandi opere come la creazione Ma da lì parte una scintilla la nascita di qualcosa di importante Nasce un’idea Quest’idea va però sviluppata e portata allo stadio finale

Etc…

Camera n°4

Descrizione : Filippo Bentivegna morì all’età di 79 anni il 1º marzo del 1967. Il suo lavoro, per lungo tempo, rimase in abbandono; molte opere, lasciate incustodite, furono distrutte, perdute o oggetto di sciacallaggio. Nel 1968 arrivò a Sciacca un collaboratore di Jean Dubuffet, l’artista e teorico dell’ Art Brut, che voleva constatare di presenza la reale portata dell’arte primitiva del “pazzo di Sciacca”. Contattati i parenti, riuscì a visitare il Giardino Incantato, riuscendo anche ad ottenere delle teste di Filippo da portare in dono a Dubuffet, il quale le inserì nella sua collezione. Oggi quelle stesse teste sono esposte al Museo dell’Art Brut di Losanna, istituito in memoria di Dubuffet. Il Castello incantato di Filippo Bentivegna, oggi fondo di proprietà della Regione Siciliana, è gestito da una cooperativa culturale; è stato oggetto di studi critici come opera significativa del Novecento.

Camera n°5

descrizione: omaggio a Rosario bruno un maestro d’arte saccense

camera n°6

descrizione: omaggio a Leonardo fisco pittore e scultore Saccense

canera n°7

descrizione:

“klimt”

Particolare del “Le tre età della vita” La tela unisce il decorativismo geometrizzante a un’inattesa introspezione psicologica nelle espressioni delle figure. la tenerezza protettiva nella giovane donna e l’abbandono sicuro del bambino.

camera n°8

descrizione :

“città invisibili”

sono rappresentazioni creazioni immaginifiche ottenute dalla rielaborazione e reinterpretazione degli spazi vissuti o visti, abitate dalle nostre emozioni .

camera n°9

descrizione :

“monalisa”

grande capolavoro di Leonardo da Vinci rielaborato e reinterpretato dall’artista.

camera n°10

descrizione:

“poeta licata”

qui oltre a rendere omaggio al grande poeta saccense l’artista vuole catturare gli aspetti psicologici del personaggio con lo studio di nuovi materiali tipo plexigras.

Comprensione Altra 2017

INCONTEMPORANEA Vi aspetta per il finissage della mostra

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angelo toto, collettiva, palermo
“Comprensione altra”

Sabato 12 febbraio 2017 ore 17:30 Hotel de France Palermo ERSU Palermo (vicolo del Sant’Uffizio – piazza Marina)

simposio su “Comprensione altra”:
Alessandra Milione, Luisa La Colla

musiche:
Patrizia Genova, Peppino Albanese, @armando chiaramonte, @mario liberto

[L’Arte di sapere ascoltare noi stessi è essere capaci poi di ascoltare gli altri, comprendersi. Avere “comprensione altra” è sentirsi appartenenti ai sentimenti del prossimo e provare un senso di indulgenza. Dal latino ‘cum – prehendo’ cioè capire, afferrare con la ragione le cose che stanno dinanzi a me, penetrare con la mente. Comprendere è molto di più che capire, significa andare oltre la superficie. L’empatia ci aiuta a sintonizzarci sull’emozione, su quello che anima nella mente degli altri senza ancorarsi nel preconcetto; se non c’è comprensione l’amore è impossibile, non si può amare un pregiudizio o un’ etichetta. L’arte deve essere il circuito armonico che accorda il nostro saper ascoltare con il saper ascoltare l’altro; come le note su un pentagramma: l’una in accordo con l’altra, indispensabili per generare musica in un perfetto accordo armonico e melodioso. L’arte genera amore, vibrazione intensa affinché tramite essa possa esserci “comprensione altra” e non sordità d’animo.]

https://www.facebook.com/events/1828305697429443/

Carnevale 2015

Collaborazioni con il Carnevale di sciacca 2015

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Modellazione e rivestimento in cartapesta di alcune parti del carro

angelo toto, carnevale di sciaccaangelo toto, carnevale di sciaccaangelo toto, carnevale di sciacca angelo toto, carnevale di sciacca

decorazioni del retrocarro e del fianco.

Carnevale 2017

Collaborazioni con il carnevale di Sciacca 2017

angelo toto, toto, carnevale carnevale, angelo toto

lavorazioni con la cartapesta

angelo toto

modellazione con il polistirolo

NOT

22 DICEMBRE 2016

 TEATRO SAMONA’ – SCIACCA (Ag)

 

 

“NOT” – Questo il titolo dell’Esposizione proposta dall’artista saccense Angelo Toto.

I volti, quelli puri ed innocenti dei bambini, per dire “no” a qualsiasi forma di razzismo umano, sociale e culturale. Volti che esprimono concetti e parole, sorrisi e pensieri, abbracci e tenerezza, per dire di “no” a quel razzismo quotidiano con cui siamo ormai soliti convivere, anche sui social network.

L’ingresso del Teatro Popolare “Samonà” di Sciacca diventa così un percorso di crescita umana ed artistica, un viaggio che l’artista propone al visitatore all’interno e all’esterno del proprio modo di pensare e di vedere le cose, in un mondo variopinto, dove sono proprio gli sguardi teneri dei bambini a rappresentare tutte le bandiere del cosmo ed a diventare unico colore, unica bandiera: quella umana.

Dire “No” al razzismo è un po’ come dire di Sì alla vita, ai suoi molteplici aspetti, alle famiglie di famiglie che costituiscono il nostro Universo. Questo raccontano le tele di Angelo Toto: ancora una volta sono i più piccoli ad insegnarci il senso della vita. E’ il loro modo di pensare, libero da preconcetti, da dietrologie, libero dalla paura del diverso, anzi desideroso di conoscerlo, curioso all’inverosimile, a farci rendere conto di quanto siano ristretti i confini mentali degli adulti, irrigiditi dal terrore di chi non si conosce, uno “straniero” che viene respinto o emarginato, non accettato e, infine, non voluto.

Come ha scritto un anonimo letterato: “Il tuo Cristo è ebreo e la tua democrazia è greca. La tua scrittura è latina e i tuoi numeri sono arabi. La tua auto è giapponese e il tuo caffè è brasiliano. Il tuo orologio è svizzero e il tuo walkman è coreano. La tua pizza è italiana e la tua camicia hawaiana. Le tue vacanze sono turche, tunisine o marocchine. Cittadino del mondo, non rimproverare al tuo vicino di essere straniero”. I bambini, dipinti da Angelo Toto, lo hanno capito e voi visitatori?

STASERA AL SAMONA’ SPETTACOLO DI SERENA AUTIERI E MOSTRA DI ANGELO TOTO

 

Teatro e pittura, al “Samonà” Serena Autieri e Angelo Toto

 

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Scuola Skenè

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portrait

Ritratto del giornalista Franco Apollo Iacch

 

ritratto di franco angelo toto franco iacch

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Il maestro Angelo Toto mi concede l’immortalità artistica con un suo ritratto. Per chi, come me, ha sempre “disegnato” (offendendo la matita) il sole con un cerchio ed una casa con un triangolo sopra un rettangolo, questo ritratto (al di là del soggetto) fa brillare gli occhi. Aver fatto parte dell’ispirazione di un’artista, essere stato protagonista di una sua tela, essere diventato forme e colori grazie alla sua ferma mano, è stato un onore. E per certi versi, come spesso accade, ha realizzato di me una proiezione migliore di quella originale. Il maestro Toto ha reso viva una spoglia cornice di legno, grazie al suo estro. Il mio cuore proverà sempre, probabilmente invano, a capire il motivo per cui uno dei migliori nostri talenti, un giorno, decise di prendere la matita, concedendomi un tale onore.

 

 

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Emisphere

emisphere emisphere 4 emisphere 3  emisphere 2

Da una proficua collaborazione con aldo toto della totodesign nasce :

Emisphere, un amplificatore passivo in ceramica smaltata e decorata a mano per tutti i tipi di cellulari

 https://www.facebook.com/media/set/?set=a.838591216193807.1073741829.406342889418644&type=1

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Feudo del Biviere

Feudo del Biviere Santa Ninfa

Nella valle del Belice un eco resort che coniuga sostenibilità e arte moderna:

il Feudo del Biviere

 

Santa Ninfa – Sarà inaugurato ufficialmente giovedì 21 agosto, ma la struttura è operativa già da due mesi. Il Feudo del Biviere è il primo eco resort nella valle del Belice, che, con le sue 10 camere, consente agli ospiti di rilassarsi nel pieno rispetto della natura: pannelli solari, efficienza energetica, materiali eco sostenibili, raccolta differenziata, cibo a km zero e un panorama mozzafiato all’interno di una riserva naturale gestita da Legambiente. Il progetto da cui ha preso vita la struttura ricettiva del Feudo del Biviere, va incontro all’ecosistema senza rinunciare al benessere e all’arte, per offrire una ospitalità “virtuosa” ai suoi ospiti nel nome della quiete e del riposo rigeneranti.

Il Feudo del Biviere sorge, infatti, in una valle di vigneti da cui viene prodotto il vino della casa che accompagna i pranzi e le cene a chilometro zero curate dallo chef Carmelo Vinci, dove i piatti della tradizione “di terra” siciliana consentono agli ospiti di riscoprire l’identità locale attraverso i piatti della tradizione garantendone la genuinità.

Nelle 10 camere a disposizione degli ospiti, lo stile e il comfort regnano sovrani, e tutti i mobili sono realizzati con materiali ecosostenibili: le stanze sono ampie e luminose e affacciano su una distesa di vigne che è un segno distintivo della struttura, così come la scelta di personalizzare ogni stanza con un’opera d’arte contestualizzandola in modo equilibrato e originale. Il direttore artistico del Feudo del Biviere, Cosimo Barna, ha infatti scelto 12 opere di 12 artisti contemporanei della zona per caratterizzare e rendere unica ognuna delle camere e la sala comune. Cosimo Barna, siciliano di Sciacca, così ha descritto l’operazione artistica al Feudo del Biviere: “abbiamo voluto caratterizzare ulteriormente la struttura ricettiva, dandole un ampio respiro artistico che esaltasse l’appartenenza territoriale. Tutti gli artisti coinvolti sono, infatti, siciliani e la loro opera è testimonianza di una terra ricca di arte e estremamente fertile culturalmente. L’idea è stata subito accolta con entusiasmo, non solo per la sua originalità, ma anche proprio perché ci ha dato la possibilità di trasformare la struttura ricettiva in un “particolare” museo in cui gli ospiti possono cogliere tutte le sfumature dei diversi percorsi artistici.”

L’inaugurazione di giovedì 21 sarà caratterizzata da una cerimonia alquanto particolare perchè gli artisti che con le loro opere hanno decorato stanze e spazi comuni del resort, firmeranno le chiavi elettroniche delle camere e le suites a loro intitolate.

I dodici artisti coinvolti, oltre a Cosimo Barna, sono:

Eugenio Sclafani – Sciacca

Aca – Sciacca

Carlo La Monica –  Gibellina

Leonardo Fisco – Sciacca

Vincenzo Crapanzano – Sciacca

Francesca de Santi – Mazara del Vallo

Emanuele Lombardo – Mazara del Vallo

Tania Lombardo – Catania

Vincent Navarra –Sciacca

Nino Cordio – Santa Ninfa

Francesco Carlino – Sciacca

Angelo Toto – Sciacca

 

L’eco resort è baricentrico rispetto alla Sicilia Occidentale e consente quindi di raggiungere comodamente località di mare o di interesse culturale: unterritorio che si disegna come un grande triangolo, tra Palermo, Agrigento e Trapani, e che consente di compiere un percorso storico di circa 2.500 anni, partendo dai primi secoli prima di Cristo, attraverso le vicende di Selinunte, gloriosa colonia greca di Sicilia, passando per le varie dominazioni che si sono susseguite nell’isola, dai castelli Normanni al barocco spagnolo, fino ad illustri esempi di arte contemporanea.

scultura in allestimento, angelo toto

informazioni stampa 2014

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intervista “Spazio della Identità” 2014

L’identità dell’uomo è al centro di quest’ultima opera.
Identità che ciascuno costruisce nella propria casa, nella propria dimora, ma che si definisce e completa anche grazie agli stimoli e all’apporto dell’ambiente esterno, quell’ambiente vissuto quotidianamente, che si delinea come lo spazio esteso oltre la propria abitazione, altro da essa ma vicino e ad essa contiguo.
E’ l’azione/interazione/contaminazione con questo spazio di vita, che consente all’uomo di costruire solidamente la propria personalità, e quell’identita’ sociale che è il risultato di esperienze vitali vissute nella propria comunità.
Identità spesso difficile da afferrare, complessa,  di non facile lettura. Perché talvolta lo spazio oltre, quello pubblico, circostante, lo si può vivere solo se si indossa una maschera, come arma di difesa contro i pregiudizi e l’ignoranza che domina l’umanità.
Il viso è la sintesi di tutto questo, è armonica lettura della vita vissuta, dove perfino il bisturi non riesce a nascondere le tante cicatrici di dolori ed emozionanti ricordi che solo le imperfezioni di un volto possono rivelare.
“Spazio dell’identità” un luogo dove ognuno di noi può ritrovare il proprio Kairos (opportunità, occasione, momento in cui qualcosa di speciale accade) per meditare su tutto, ma soprattutto riflettere su se stesso.
E’ mio desiderio identificare questo spazio con elementi scultorei che definisco “elementi di arte urbana”: grandi visi che rappresentano noi, gli altri dentro di noi, le molteplici componenti della nostra identità; noi in cerca della nostra autenticità, che ha bisogno di maggiore spazio e di nuove vie per svilupparsi in tutta la sua grandiosa potenzialità.

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Spazio della Identità

 

L’identità dell’uomo è al centro di quest’ultima opera di Angelo Toto
Identità che ciascuno costruisce nella propria casa, nella propria dimora, ma che si definisce e completa anche grazie agli stimoli e all’apporto dell’ambiente esterno, quell’ambiente vissuto quotidianamente, che si delinea come lo spazio esteso oltre la propria abitazione, altro da essa ma vicino e ad essa contiguo.
E’ l’azione/interazione/contaminazione con questo spazio di vita, che consente all’uomo di costruire solidamente la propria personalità, e quell’identita’ sociale che è il risultato di esperienze vitali vissute nella propria comunità.
Identità spesso difficile da afferrare, complessa, di non facile lettura. Perché talvolta lo spazio oltre, quello pubblico, circostante, lo si può vivere solo se si indossa una maschera, come arma di difesa contro i pregiudizi e l’ignoranza che domina l’umanità.
Il viso è la sintesi di tutto questo, è armonica lettura della vita vissuta, dove perfino il bisturi non riesce a nascondere le tante cicatrici di dolori ed emozionanti ricordi che solo le imperfezioni di un volto possono rivelare.
“Spazio dell’identità” un luogo dove ognuno di noi può ritrovare il proprio Kairos (opportunità, occasione, momento in cui qualcosa di speciale accade) per meditare su tutto, ma soprattutto riflettere su se stesso.
E’ mio desiderio identificare questo spazio con elementi scultorei che definisco “elementi di arte urbana”: grandi visi che rappresentano noi, gli altri dentro di noi, le molteplici componenti della nostra identità; noi in cerca della nostra autenticità, che ha bisogno di maggiore spazio e di nuove vie per svilupparsi in tutta la sua grandiosa potenzialità.

Vincent van Gogh, angelo toto

Vincent van Gogh

Vincent van Gogh, angelo toto

tecnica mista su tela 120 x 100

ritratto di Vincent van Gogh

mani per creare, angelo toto

Rassegna d’arte espressiva Adrano

mani per creare, angelo toto   creazione, angelo toto   mani per creare, angelo toto   rassegna, adrano, angelo toto

tecnica mista 80 x 60

” ESTATE IN ARTE”
RASSEGNA D’ARTE ESPRESSIVA
collettiva Adrano 31 Luglio – 10 agosto 2013,

piazza del popolo, angelo toto

intervista tv “piazza del popolo”

tele radio sciacca, angelo toto,

interviste Televisive 2013

 

planeta diego, led,legno

Planeta

planeta diego, led,legno

tecnica mista con led su legno 60 x 60

Planeta è un produttore di vino siciliano nato nel 1995. Una lunga tradizione agricola alle spalle che da 17 generazioni – dal 1500 – si tramanda tra Sambuca di Sicilia e Menfi. Oggi Planeta rappresenta, non uno, ma sei modi di esprimere il territorio in sei cornici diverse. Tante sono, infatti, le tenute nelle quali si produce vino, ciascuna con uno specifico progetto di ricerca e valorizzazione. Ulmo a Sambuca di Sicilia, Dispensa a Menfi, Dorilli a Vittoria, Buonivini a Noto, Feudo di Mezzo sull’Etna a Castiglione di Sicilia, e infine La Baronia a Capo Milazzo. Questi sono i luoghi di Planeta, per una superficie complessiva di vigneti che ammonta a 363 ettari.

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Audrey hepburn

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olio su tela varie misure

mona lisa, angelo toto

Mona lisa

gioconda

 

acrilico, ceramica 70 x 70

ritratto del viso della mona lisa in 3d ceramica poi sezionato

Ragazza con l'orecchino di perla è un dipinto a olio su tela (44,5×39 cm) di Jan Vermeer

Ragazza con l’orecchino

ragazza con lorecchino di p

olio su tavola 60 x 50

rielaborazione Ragazza con l’orecchino di perla è un dipinto di Jan Vermeer

 

donna, ermellino, olio , tela , angelo toto

Dama con l’ermellino

donna, ermellino, olio , tela , angelo toto

olio su tavola 150 x 60

rielaborazione della Dama con l’ermellino  di Leonardo da Vinci

vino in bottigliaangelo toto, angelo, toto, arte

Bottiglie

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ceramica e legno 120 x 50

sequenza di bottiglie che rappresentano le varie tipologie di vino siciliano

x l’evento Mandrarossa sicilia 2013

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Piatto,calice e bottiglia

tavola imbandita

ceramica e legno 80 x 70

piatto, bottiglia e calice reinterpretati x l’occasione dell’evento Mandrarossa sicilia 2013

pesci, alici, ceramica, legno , angelo toto

Pesci

pesci, alici, ceramica, legno , angelo toto

ceramica e legno 70 x 60

rappresenta un piatto con del pesce realizzato in occasione dell’evento Mandrarossa Sicilia 2013

einstein, angelo toto

Einstein

einstein, led, plexiglass

plexiglass e led rgb 120 x 100

bentivegna, legno,intaglio, angelo toto

Filippo Bentivegna

bentivegna, legno,intaglio, angelo toto

tecnica mista su legno 130 x 70

Filippo Bentivegna morì all’età di 79 anni il 1º marzo del 1967. Il suo lavoro, per lungo tempo, rimase in abbandono; molte opere, lasciate incustodite, furono distrutte, perdute o oggetto di sciacallaggio. Nel 1968 arrivò a Sciacca un collaboratore di Jean Dubuffet, l’artista e teorico dell’ Art Brut, che voleva constatare di presenza la reale portata dell’arte primitiva del “pazzo di Sciacca”. Contattati i parenti, riuscì a visitare il Giardino Incantato, riuscendo anche ad ottenere delle teste di Filippo da portare in dono a Dubuffet, il quale le inserì nella sua collezione. Oggi quelle stesse teste sono esposte al Museo dell’Art Brut di Losanna, istituito in memoria di Dubuffet. Il Castello incantato di Filippo Bentivegna, oggi fondo di proprietà della Regione Siciliana, è gestito da una cooperativa culturale; è stato oggetto di studi critici come opera significativa del Novecento.

marcheggiani, elio, angelo toto, legno , polistirolo, tela

Marchegiani

marcheggiani, elio, angelo toto, legno , polistirolo, tela

tecnica mista 120 x 100

Elio Marchegiani nasce a Siracusa nel 1929. Inizia a dipingere da autodidatta. Nel suo periodo informale, dopo l’incontro con Mario Nigro, inizia ad organizzare mostre ed incontri culturali, ma è la conoscenza e l’amicizia con Gianni Bertini che gli suggerisce di lasciare la provincia per Parigi, Milano, Roma, Bologna (a Pianoro Vecchio), e, in estate, lo studio nelle isole di Favignana e di Ischia. Nel ’59 partecipa all’8° Quadriennale di Roma. A Firenze fa parte del “Gruppo 70”, iniziando una solidale amicizia con Giuseppe Chiari. L’attenzione a Giacomo Balla, Marcel Duchamp e Lucio Fontana ed ai legami fra scienza ed immagine costituiscono la base del lavoro che, negli anni sessanta, sarà gestito da Guido Le Noci della Galleria Apollinaire a Milano e da Gaspero del Corso della Galleria L’Obelisco di Roma. Insegna dal 1969 all’Accademia di Belle Arti di Urbino “Tecnologia dei materiali e ricerche di laboratorio” successivamente sarà nominato alla cattedra di “Pittura”. Dirigerà detta Accademia dal 1983 al 1988.
Nel 1968 è alla Biennale di Venezia insieme alla ricostruzione di “Feu d’artifice” e i fiori futuristi ed altre opere lasciate da Giacomo Balla incompiute o con la scritta: “Ricostruiteli con i materiali della vostra epoca”. Nel 2001 il Museo Teatrale alla Scala lo invita con la sua ricostruzione di “Feu d’artifice”, riportata poi in grandezza originale per la mostra “Sipario” al Castello di Rivoli nel ’97, esposta anche nel 2005 al MART di Rovereto nella mostra “La danza delle Avanguardie” ed anche a Palazzo Reale di Milano nel 2009 nella mostra “Futurismo 1909-2009 – Velocità+arte+azione”.
Dopo la ricerca sul movimento e la luce e la ricostruzione di Feu d’Artifice l’idea di “tecnologia come poesia” lo porta ad un’analisi ancora più attenta del suo lavoro con opere ed ambientazioni; la serie delle Gomme, destinate a morire nel tempo, (eseguite tra il ’71 e il ’73) portate anche alla Biennale di Venezia del 1972 con la ricostruzione in scala del campanile di San Marco che precede il periodo in cui si dedica alle “Grammature di colore” e alle ricerche sui supporti (Intonaco, Lavagna, Pelle, Pergamena esposte allo Studio Sant’Andrea di Milano da Gianfranco Bellora col quale ha avuto un lungo sodalizio). Una “Grammatura di colore” è attualmente esposta nella Collezione Arte Contemporanea Italiana alla Farnesina (Ministero degli Esteri, Roma) ed altre in vari Musei Italiani ed Esteri.
A Parigi alla FIAC ’85 a ’86 riceve una committenza franco-americana con installazioni definitive a Parigi nella Il Saint Louis, al Castello di Blois sulla Loira e successivamente a New York e San Francisco. Nel 1986 Giorgio Celli lo invita alla Biennale di Venezia “Sezione Biologia”. Nel 1997 partecipa alla mostra “Dadaismo Dadaismi – da Duchamp a Warhol – 300 capolavori” a Palazzo Forti di Verona, con l’opera “Deus ex machina, 1965” invitato dal curatore Giorgio Cortenova. Nel 1998 il Comune di Livorno, nello spazio del Museo Fattori, gli dedica un’ampia antologica che comprende le opere più significative dei diversi periodi della sua ricerca artistica con la pubblicazione di un catalogo dal titolo: “Fare per far pensare”, logo del suo lavoro. Ed ancora nel 2001 è presente al Ministero degli Affari Esteri, nella “Collezione di artisti del XX Secolo alla Farnesina” a cura di Maurizio Calvesi che nel 2007-08,sempre con una “Grammatura di colore” lo invita al “Viaggio nell’arte italiana – cento opere dalla Collezione Farnesina” mostra itinerante nell’Europa Orientale e nell’America Latina. Nel 2004 alla Mole Vanvitelliana di Ancona partecipa alla mostra “Riflessi nell’arte” ed al XXI Premio Sulmona, invitato da Giorgio di Genova, riceve il Primo Premio. Nel marzo 2007 una mostra antologica nel Convento del Carmine di Marsala sede dell’Ente Mostra Nazionale di Pittura Contemporanea con la presentazione di Sergio Troisi e la pubblicazione del volume “Linee di produzione 1957-2007” a cura di Carola Pandolfo Marchegiani edizione Carte Segrete, Roma.
Nei mesi di luglio, agosto, settembre del 2010 la mostra antologica alla Torre di Guevara di Ischia con presentazione in catalogo di Massimo Bignardi, edito da Le Rive di Cartaromana.
Nel gennaio 2012 la Galleria Allegra Ravizza Art Projet allestisce la prima esposizione di opere storiche a partire da un progetto del 1971 “La cultura è energia” una mostra in 5 azioni tenutasi alla Galleria Apollinaire di Milano con Pierre Restany. La cura di Marco Meneguzzo che in una intervista televisiva dice: Marchegiani è il futuro fatto in casa.
Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, nel marzo 2012, partecipa con l’opera “Helios” 1966, ad Arte Programmata e cinetica anni ‘60 e ’70 a cura di Giovanni Granzotto e Mariastella Margozzi.
Il 2013 ha inizio con la mostra “Transcultura” alla Galleria Comunale di Arezzo a cura di Fabio Migliorati, contemporaneamente alla Fabbriche Chiaramontane di Agrigento la mostra “Homemade Future” a cura di Marco Meneguzzo con catalogo Silvana Editoriale.
A marzo alla Galleria Ravizza di Milano, che vuole seguire il filo conduttore del mitico Guido Le Noci dell’Apollinaire di Milano come già detto nel 2012, la mostra “Opere Magiche”, sempre a cura di Marco Meneguzzo. In aprile, alla Galleria Valmore di Vicenza, “La linea analitica dell’arte – 5 esponenti: stessa modalità di ricerca, precisa diversità individuale” insieme a Cotani, Guarneri, Varga e Zappettini. Sempre in aprile, con la Donazione: Spagna Bellora entra a far parte del Museo del Novecento di Milano con una “Grammatura di colore-supporto intonaco, 1977” in catalogo SilvanaEditoriale.
Dalla fine del secolo ad oggi, la sua attività è rivolta ad opere tridimensionali ed ambientali, ed al suo “Fare per far pensare” dedito ad un’attenzione al mondo esterno, nella costante convinzione che l’artista debba raccontare anche la propria epoca.

cosimo barna, angelo toto, legno, plexiglass, led

Barna

cosimo barna, angelo toto, legno, plexiglass, led

tecnica mista plexiglass 80 x 80

Cosimo barna nasce a Sciacca (AG) nel 1953. Compie i suoi primi studi presso l’Istituto Statale d’Arte di Sciacca nella sezione Ceramica .
Nel 1970 consegue il diploma di Maestro d’arte e nel 1972 la maturità artistica.
Nel 1973 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera (MI) e inizia a dipingere stimolato dall’ambiente artistico milanese (Fontana, Manzoni, Afro…).
Comincia ad esporre le sue opere nel 1974 al Premio Cavenago Brianza (MI).
Nel 1976 la sua prima personale Circolo di Cultura di Sciacca e nello stesso anno al Circolo di Cultura di Campobello di Licata (AG). Il tema :“Ultimi sogni di un adolescente” presentato da Nino Parravicini.
Nel 1977 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera e con Giuseppe Basile e Stefano Pizzi inizia a coordinare una serie di incontri sulla teoria dell’arte, affrontando il tema “Costruire L’opera”. Agli incontri, che si terranno presso la “Nuova Ars Gallery” Milano parteciperanno critici e studiosi d’arte fra i quali Andrea Del Guercio, Roberto Sanesi, Lisa Belotti, Mario de Micheli, Giorgio Seveso e Claudio Annaratone. Nello stesso anno espone a “Villa Malpensata” – Lugano, nella sede della Banca D’Italia a Roma e alla “Nuova Ars Gallery” Milano.
Nel 1983 riprende il suo cammino con due personali al “Kursall” di Lugano e alla Galleria “Lo Stacco” di Patti (Messina).
Nel 1984 insieme ad altri 40 artisti partecipa all’occupazione creativa della Brown Boveri (la nota fabbrica di cavi elettrici) trasformando lo spazio abbandonato in
una grande estemporanea di pittura. L’operazione viene considerata un momento importante per l’arte milanese. “Cattedrale” così era stata ribattezzata la Brown Boveri dopo l’intervento artistico e la trasformazione da fabbrica abbandonata ad atelier, ne parleranno i maggiori quotidiani e riviste del settore italiano. Fra gli altri, Vittorio Fagone (Video magazine), Enrico Baj (Corriere della sera), Pierre Restany (D’Ars), Giulio Ciavoliello (Fash Art), Lea Vergine (Panorama). Nel 1985 la “Brown Boveri” diventa un video e una mostra fotografica curata da Giò Marconi, e saranno presentati presso lo “Studio Marconi” Milano e nello stesso anno, alla “Galleria Nove Colonne” di Bologna ed alla Biennale Giovani di Barcellona (Spagna).
Nel 1986 con Milo Sacchi, Hossein Golba, e Francesco Garbelli partecipa, con la mostra “Poetica delle cose”, al recupero degli spazi dei “Murazzi” del Po a Torino. In quella occasione, Enrico Baj sulla terza pagina del Corriere della sera (25 giugno 1986) scriveva: “Cosimo Barna presenta le forme del tempo, costituite da personaggi totemici lignei, scarni ed allungati, alla Giacometti…” e con “Vitto sussidiato” nell’ex caserma di Gargnano (BS) catalogo a cura di Francesca Alfano Miglietti – “Nuova Prearo Editore “ Milano.
Nel 1987 viene invitato da Eduardo di Mauro ad esporre alla “GE.MI.TO. l’ultima generazione artistica del triangolo industriale”. La mostra si è tenuta nel Palazzo del Valentino a Torino, catalogo Fabbri Editori. Nello stesso anno con Enrico Baj e Milo Sacchi organizza, alla “Galleria Fuxia “ a Verona, “Giardino magico” una mostra progetti di fontane. Maria Campitelli su “Juliet art magazine” scrive: “Cosimo Barna… ha fornito un altro lirico progetto di fontana brulicante di segni/pesci…”
Nel 1988 partecipa con Nigro, Pinelli, Garutti ed altri, ad una collettiva per i dieci anni di attività della “Galleria Artra” Milano e viene indicato da Luca Donati in un articolo apparso su “Class” di aprile, fra i 100 pittori contemporanei su cui puntare.
Nel 1989 e 1990 espone con due mostre personali alla “Galleria Artra” Milano e viene inserito da Enrico Baj nel libro “Ecologia dell’arte… tendenze… della pittura moderna” Rizzoli Editore. Nello stesso anno Chiara Guidi sulla rivista “Titolo” scrive: “Cosimo Barna costruisce la sua opera, un’opera intrecciata alla vita di tutti i giorni, per coglierne gli attimi, le immagini…” e Manuela Gandini, su “Juliet art magazine” in occasione della mostra alla “Galleria Artra” scriverà: “il lavoro di Barna si configura inequivocabilmente come messa a frutto dell’eredità delle avanguardie …” e Roberto Caracci su “Tema Celeste” scrive: “scatole di latta smaltate…..disposte l’una su l’altra,a formare torri e piramidi è questo uno dei motivi più originali e appariscenti della mostra di Cosimo Barna”.
Nel 1991 a Milano, personale alla “Galleria Decidue arte”, e partecipa ad una collettiva presso lo studio “Ennesse”.
Nel 1992 espone, con una personale di scultura “Mare nostrum” alla “Galleria Cardi” Milano. Sull’ars combinatoria delle installazioni (Torri in latta) Martina Corgnati ha scritto che “l ‘artista non si limita a costruirla: la dipinge. E lo fa, scatola per scatola, con gli stessi colori ,con lo stesso segno ripetuto migliaia di volte in modo di dare al tutto un’unitarietà imprescindibile e solidissima. La pittura di Barna si inserisce nella concatenazione di azioni ed elementi assolutamente necessari uno all’altro… senza nessun prima, né dopo”. Della mostra si occuperà Roberto Caracci con un articolo su “Tema Celeste, arte contemporanea”.
Nel 1993 espone con una personale allo “Studio Nino Soldano” Milano.
Viene invitato ad “ITERART” – 1° itinerario nell’arte contemporanea milanese – Palazzo dell’Arengario – Milano , nel catalogo della mostra Floretta Casati scrive: “Cosimo Barna trasmette la pazienza di costruzione, la perfezione di finitura….e la dinamicità della Torre (Macauda) che cresce”.
Partecipa con Agnetti, De Dominicis, De Maria, Delvoye, Paladino e Trotta ed altri a “Lassù qualcuno ci ama?” “Galleria Cardi” Milano.
Nel 1994 tiene una personale alla Galleria “Laboratorio Canu” Milano.
Nel 1995 personale “Lord Byron” Milano. Viene invitato alla mostra “Anni 90 Arte a Milano – Artisti e Artisti designer nella Città” Galleria Credito Valtellinese Palazzo delle Stelline Milano, a cura di Rolando Bellini – “ Abitare Segesta Cataloghi”. Nella sezione Nuovi Materiali Lucilla Saccà scrive “come tema della sua arte la rappresentazione del lavoro svolto nella sua terra di origine, le sue sculture-oggetto portano nomi antichi, Sicania,Pantalica,Macauda e sottolinea la consapevolezza delle proprie radici”.
Nel 1997 e nel 1998 espone al “Centro d’Arte L’Idioma” Ascoli Piceno con una personale ed una collettiva.
Nel1999 dopo una personale alla Galleria “Ciocca Arte Contemporanea” a Milano,
Cosimo Barna a causa di un’allergia provocata dagli smalti sintetici e dallo smog è costretto ad abbandonare Milano e a ritornare a Sciacca . Si prende la sua bella pausa ma intanto come lui stesso ricorda “il magazzino del pesce salato era tornato ad essere laboratorio di idee”.
Nel 2003 la scintilla si accende di nuovo, nella maniera forse più inaspettata, “è stato un viaggio a Tunisi ad illuminarmi” , racconta “sono stato colpito dai lavori dei ceramisti nordafricani, un’idea più ampia di quello che si può fare appunto con la ceramica”.
Da questa nuova fase nasce “Mediterraneo” una rielaborazione della Torre eseguita con materiali di antica tradizione.
Nel 2005 Nino Soldano propone al Sindaco di Gibellina Vito Bonanno una scultura da inserire nell’arredo urbano della cittadina –museo,(dove già esistono opere di grandi maestri scultori e pittori come Fausto Melotti, Pietro Consagra ,Arnaldo Pomodoro,Albero Burri, Carla Accardi,Mimmo Rotella,Mario Schifano,Alighiero e Boetti,Giulio Turcato) e cura la personale di opere su tela che si tiene al Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina
Nel catalogo della mostra Domenico Catagnano ha scritto “ecco allora perché “Mediterraneo” rappresenta contemporaneamente un approdo, quindi un punto d’arrivo, ma anche una partenza in quanto il Mediterraneo è mare aperto”.
La mostra viene segnalata Corriere della Sera pagina Cultura , TG COM Canale5
“Casa & Giardino” rivista di arredamento, Accursio Soldano scrive “sono viaggiatori dentro un foglio di mare….
Nel 2006 viene invitato da Marco Meneguzzo alla mostra “SICILIA!”,40 artisti siciliani dalla generazione “eroica” dell’immediato dopoguerra,fino ai giovanissimi, alla Galleria Credito Siciliano di Acireale (CT).